FOMO II: Il nuovo brano di Elisa
Elisa intreccia musica e critica sociale in FOMO II, un brano che affronta il rapporto tra dissenso, consumi e bisogno di visibilità. Il riferimento all’arresto compare nel testo della canzone: una frase provocatoria che porta al centro la possibilità di esprimere il proprio pensiero e la difficoltà di sentirsi ascoltati.
Il pezzo era già stato presentato durante il tour nei palasport della primavera 2026, prima dell’uscita del nuovo album Kintsugi.
Il bisogno di essere visti
Il titolo richiama l’espressione inglese Fear of Missing Out, la paura di essere tagliati fuori. Nel brano, questo sentimento si intreccia con una critica alla ricerca continua di approvazione: apparire, commentare e consumare diventano gesti attraverso i quali si cerca uno spazio, rischiando però di perdere autonomia.
Il testo accosta le difficoltà economiche alla dipendenza dall’intrattenimento e alla pressione della visibilità. La lettura che emerge è quella di una società in cui sentirsi protagonisti non coincide necessariamente con la possibilità di incidere sulle cose. Presentando FOMO II al pubblico milanese, Elisa aveva invitato ad ascoltarne attentamente le parole, sottolineando l’importanza del messaggio.
L’impegno oltre il palco
Il rapporto tra musica e partecipazione civile ritorna anche nelle dichiarazioni dell’artista. In un’intervista pubblicata da Billboard a maggio, Elisa ha raccontato di aver manifestato per Gaza a Pordenone, descrivendo l’impressione provata davanti alla polizia in tenuta antisommossa.
Nella stessa occasione ha spiegato che il brano affronta anche il peso dei social e degli algoritmi sul nostro modo di pensare. Una riflessione che collega il disagio individuale alla qualità delle relazioni e alla progressiva perdita degli spazi di socialità.
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Kintsugi, le ferite diventano parte della storia
Il nuovo album Kintsugi uscirà il 27 novembre 2026 per Island Records / Universal Music Italy. Il titolo richiama la tecnica giapponese che ripara le ceramiche mettendone in evidenza le fratture attraverso l’oro.
Nel progetto questa immagine diventa una metafora della trasformazione personale: le cicatrici possono acquistare valore ed entrare nella propria storia. Il singolo omonimo, prodotto da Dardust e pubblicato l’11 settembre, anticipa un percorso che unisce fragilità, consapevolezza e desiderio di ricostruzione.